venerdì 17 agosto 2012

17/08/2012


Sono stato travolto dagli eventi e dalla fiacca dovuta al caldo. Ieri in piscina il marchese e un altro amico sono stati assaliti da 12 bambini gitani. Vogliono imparare l’italiano. Incredibili le domande: -como se dice follar en italiano?- Il top viene raggiunto da una bimbetta tanto carina di circa sei anni, la quale chiede candida candida al marchese: - como se dice semen?- il marchese sconvolto la guarda costernato e le dice: -Pero tu sabes que e sesto? – e la bimba tutta carina risponde: -si, claro!!- e con la mano imita il gesto di un uomo che si masturba….Nel frattempo gli altri dodici bambini cercano di affogare il marchese per gioco nella piscina.
Alla sera esco con il marchese a festeggiare il compleanno della figlia della signora delle pulizie del castello decadente. La serata si impernia su una serie di racconti del giovane marchese, circa la madre, la marchesa appunto. Il personaggio, benché noto alla comunità locale, si distingue per una serie di avventure di vario genere. Una volta viene internata in una clinica per dimagrire, reparto obesi e si inventa il modo di rubare le bistecche alle anoressiche; oppure regolarmente va ai funerali sbagliando la cerimonia (muore un amico, si reca dalla famiglia e di presenta come una vecchia amica con cui si faceva le canne da giovane, con cui andava in Grecia in auto, salvo poi scoprire che il morto dentro la bara è un prete di 85 anni….).
Oggi la tribù si è allargata. Siamo sette squatter nella casa. Veloce ripasso delle regole fondamentali: restare puliti e amici di tutti. Vedremo le evoluzioni…..

sabato 11 agosto 2012

10/08/2012


10/08/2012
Il marchese mi viene a svegliare per portarmi con la sua amica Anabel a vedere la corrida di piazza prevista per il giorno. Passiamo attraverso un cancello con le sbarre abbastanza larghe da par passare un uomo, ma troppo strette per un toro. In mezzo alla piazza un palco con dei ragazzi in cima che gridano. Ai lati della piazza ci sono delle gabbie strutturate allo stesso modo del cancello dove siamo entrati. Ad un certo punto fa il suo ingresso una vacca roana con lunghe corna bianche. I ragazzi la provocano e l’animale trotta spaventato nella piazza, intorno al palco, poi cerca di infilzare i ragazzi sul palco che si disperdono in un istante quando la vacca salta sul palco. Il gioco sta nel fare stancare l’animale e poi passare al successivo. Ci saranno sei vacche ed un toro per ogni sera, per tre gironi. Non mi piace il trattamento ricevuto dagli animali, ma rispetto la tradizione culturale antichissima di questo paese. Togliere i tori alla Spagna sarebbe come levare il Papa da Roma. Torniamo verso casa e ci fermiamo a prendere un caffè con un cubetto di ghiaccio. Sono le ore più calde e decidiamo di separarci per la siesta e la nostra amica ci raggiungerà più tardi. In qualche modo ci troviamo nella piscina comunale a fare il bagno e a rilassarci. Assaliti da un nugolo di mosche. L’unica soluzione è restare in piscina e poi scappare a farsi la doccia e rientrare in casa. Necessario pit-stop al supermercato dove acquistiamo ogni tipo di schifezza, dall’hummus al jamon, queso de cabra semi curado, gazpacho, sopresada espanola e via dicendo. Il rientro a casa prevede un’abbondante merenda a base di schifezze miste e birra. La conseguenza di tale azione è il fortissimo richiamo del letto, luogo in cui ogni squatter si rifugia nei momenti di grande stress emotivo, quali, ad esempio, le merende ipercaloriche. Ci svegliamo tardissimo per preparare la stanza per due nuovi membri della tribù degli squatters che stanno arrivando. Arrivati i nuovi adepti e sistematisi nella stanza del castello, usciamo in cerca di tori e cibo. Il cibo lo troviamo nella piazzetta della stazione della metropolitana, i tori…nella piazza chiusa. Stasera corre el toro embolado, così chiamato perché alle estremità delle corna gli vengono messe due palle infuocate per farlo correre ed individuare nella notte. I ragazzini corrono verso il toro che trotta e carica. Incontriamo Anabel, con tutto il suo gruppo di amici, che racconta tutta eccitata che in serata ci sono stati tre incornati: uno in testa, sulla fronte; un altro al lato del viso vicino al’occhio; il terzo è stato sbattuto contro la parete dal toro e ripetutamente sbattuto, mentre il malcapitato cercava di tenergli le corna. Gli spettatori in tardes de toros non si lasciano impaurire da queste cose e tornano sempre all’attacco, sempre pronti a cercare di dimostrare il proprio valore provocando il toro, incitandolo, scappando inseguiti. Una festa di popolo indubbiamente sanguigna. Sulla via del ritorno spieghiamo ai nuovi arrivati le regole dello squatter e gli illustriamo le strategie per restare puliti e diventare amici di tutti evitando i problemi. Nelle decrepite stanze del castello decadente, che meraviglia, i nostri squatter vanno a riposarsi preparandosi ad un’altra giornata di questo esperimento sociale.  

venerdì 10 agosto 2012

09/08/2012


Risveglio lento e vacanzoso, con una voglia di fare pari a zero. La giornata inizia con la “Lazy song” di Bruno Mars. Segue colazione con “Riders on the storm” dei Doors. Connessione internet con chiavetta, due mail di lavoro e si esce ad esplorare il territorio. Prima tappa il bar più economico di Valencia, frequentato solo da gitanos e disoccupati. La cameriera è rumena, ha 30 anni, due figlie, una di otto e una di dodici anni. Classico naso rumeno e un volto sfiorito che le da dieci anni buoni in più. Simpatica, ma comunque rientra nella strategia di socializzazione dello squatter. Segue spesa nel mercato di nuova apertura con prezzi scontati del 5% su tutta la merce portata in cassa, prodotti a basso prezzo e scarsa qualità, prezzi minimi. Incontriamo tutti i disoccupati del quartiere, mandati dalle mogli a fare la spesa. Conosco Raul, disoccupato abitante del quartiere, amico del marchese squatter, mandato dalla moglie a fare la spesa con la raccomandazione di non fermarsi al bar. Socializzato ed invitato a fumare una sigaretta sul balcone vista parco del castello. Si rientra alla base carichi di cibarie inutili e a basso costo. L’abbigliamento nel frattempo è cambiato. Da pantalone di lino, mocassino e camicia di cotone leggero, si è arrivati a bermudone con le tasche laterali, magliettina nera squatter, ciabattona da mare scacciapensieri o scarpa da ginnastica trucida. La barba comincia  a non essere più curata e un risveglio senza doccia si fa sentire. Il pranzo, svogliato e drogato dal caldo e dai prodotti locali, è accompagnato da alcuni struggenti tanghi di Gardel e Pugliese. Il ciccione decide di coricarsi circa un minuto, di fila. Entrambi sappiamo che si risveglierà almeno un’ora dopo. Nel frattempo mi accorgo che senza sapere bene come o perché, sono le cinque e mezza di pomeriggio. La sensazione è che il tempo sia passato molto più velocemente del normale. Cominciamo a sospettare che il castello possegga qualche magico potere di metabolizzazione del tempo. Il novello Proust va alla ricerca del tempo perduto nei sogni. Il decadente squatter resta di fronte al pc a documentare la perdita. Qualcosa accadrà algun dia; algo pasarà algun dia sopla con furia; como caballo desencadenado a nivel del mar llorando. Ricordi di poesie cilene del passato e canti tzigan in lingua serba affollano la mente del decadente. E il pensiero di non avere ancora defecato lo porta a ragionare sul tempo perduto. Seguirà il novello Proust nella sua via di sapienziale di progressione individuale e sviluppo del sé. Di ritorno dalle braccia di Morfeo, circa due ore comode dopo, i novelli squatters escono in cerca di un barbecue presso i migliori discount cinesi “tuttoauneuro”, ma, sventuratamente, senza successo. Afflitti e puzzolenti, decidono di andare ad iscriversi in palestra. La palestra è il posto meglio frequentato del quartiere: un postaccio infimo, pieno di picchiatori enormi e tatuati con immagini aggressivissime…la palestra è il ritrovo dei pugili e kickboxers della zona. Il proprietario è un ragazzo ebreo di nome David, con una maglia da basket, muscoli e tatuaggi ovunque, occhi allucinati di chi ha assunto droghe pesanti. 44€ per tutto il mese, doccia compresa. Tutti i giorni aperto tranne la domenica, che andremo a lavarci in piscina (prima la doccia e poi la piscina, chiaro…). Facciamo allenamento, perché non sembri che andiamo in palestra solo per la doccia. Il mio amico pompa di brutto, mentre io pigrissimo a lavorare su un gruppo muscolare solo ogni giorno e senza alcuna convinzione. Si chiama vita da squatter. Cominciamo a parlare con il proprietario  ci racconta la storia della sua vita, del divorzio, della bambina contesa, della sua simpatica coltivazione domestica di marijuana per uso personale (200 piante) e finiamo per invitarlo a cena. Il tutto nel rispetto della regola dello squatter: diventa amico di tutti.
Usciamo dalla palestra e ce ne andiamo in città senza pagare il biglietto. Fermati dal controllore riusciamo ad imbastirgli una storia assurda, commovente e struggente al punto che ci lascia andare senza i 50€ di multa a testa. Passeggiamo per la città e veniamo fermati da una coppia sui 50 anni. “Italiani?” dice lui. “si” diciamo; “scusa non è che mi potete aiutare? Dove cazzo si trova la Plaza del Ayuntamiento?”. Gli spieghiamo la strada e questo ci ringrazia con il suo forbitissimo linguaggio con l’accento milanese ornato da tanti “cazzo”, “porco di qui e porca di la”, etc. Ci addentriamo nei meandri della città, tra trappole per turisti e monumenti rifatti. Nella plaza principale troviamo dei venditori di collanine e il mio amico si innamora di una collana da donna e se la compra. Passeggiamo in lungo e in largo e la fame si fa strada nei nostri stomaci. Veniamo fermati da una bella ragazza che ci invita in un bar per un mojito party. Decliniamo l’offerta e andiamo a mangiare in una taberna. Dopo esserci abboffati di leccornie locali, facciamo due passi, una sigaretta, un paio di commenti sconci e ce ne andiamo verso il bar di quella ragazza che ci aveva fermato. Ordiniamo i mojito e aspettiamo parlando del più e del meno. Ad un tratto il mio amico, dopo avere realizzato di avere il collo troppo grosso per la collana che si è comprato, decide di regalarla alla ragazza che lavora nel bar. Scopriamo che è di Monopoli e ci rendiamo conto di essere circondati da italiani. Finiamo il drink e montiamo sul primo taxi diretti al castello. Chiacchieriamo con il tassista circa le proteste contro la corrida e la tauromachia e questo si lancia in un discorso quasi politico sullo sperpero di risorse. Rientrati a casa ci lanciamo nella visione di una perla della cinematografia serba; un film di Ibrahimovic degli anni ’50, in lingua originale serba con sottotitoli in inglese. Seguono commenti e discussioni relative ai significati nascosti del film. Si passa dal razzismo nei confronti degli zingari a una critica a tutti i livelli della società serba dell’epoca. Ma il sonno ha la meglio e verso le 4 andiamo a dormire con i nostri amici ragni e topolini, tra le crepe del soffitto e la vernice scrostata…ah, com’è squisitamente decadente! 

giovedì 9 agosto 2012

08/08/2012


Si parte in auto facendo rotta verso il solito aeroporto, si parcheggia abusivamente come sempre e si aspetta un sacco di tempo per via del solito ritardo dell’aereo.
In qualche modo si arriva a Valencia e si comincia a giocare da subito con l’autista. Il mio destino è Burjassot, quartiere povero e un po’ malfamato per via dei gitanos, , in una strada intitolata ad un famoso tenore italiano che viveva in quella via con sua moglie, la marchesa del paesello ora divenuto quartiere della città. “sono tre anni che non torno a casa dei miei genitori” dico io, mentendo con arte; “en serio?” dice lui, stupito; insomma, ad un certo punto arriviamo nella strada dove c’è un intenso odore di vomito, che poi scoprirò essere l’odore delle carrube mature…il tassista mi guarda come si potrebbe osservare un giovane rampollo di famiglia mafiosa internazionale.
Arrivo alla casa, saluto l’amico, il maestro di musica classica, il rampollo del marchesato di spagna, il ras del quartiere (è una persona sola); mi aggiro per il castello, ampio, maestoso e in stato di affascinante rovina, quasi a emblema del decadimento…ci sentiamo subito due artisti del decadentismo francese, meravigliosamente in rovina morale e spirituale. Da li la prima informazione che cambierà il corso della vacanza: non c’è acqua corrente, solo taniche di acqua da cinque litri l’una con cui svolgere ogni funzione. Inizio a prevedere la regressione allo stato di punkabbestia nel corso della vacanza. La prima fase sarà di adattamento alle avverse condizioni in cui versa il castello. La seconda fase sarà di controllo dello spaccio e conquista del territorio. La terza sarà l’ampliamento del commercio e la conquista della città e di tutta l’autonomia valenciana…ma c’è troppo poco tempo a disposizione, quindi ci limiteremo a diventare squatters. La prima regola da rispettare in assenza di acqua corrente, in un castello diroccato, in procinto di vivere una vita da squatters è molto semplice: restare puliti! La seconda regola dello squatter è: amico di tutti…pertanto lo squatter dopo una settimana conoscerà la lingua dei topi, i dialetti dei ragni che popolano la casa, avrà stretto amicizia con il fantasma del castello, il quale, dopo anni di solitudine, vorrà trattare ogni sera temi di alta filosofia e discussioni sui differenti approcci interpretativi dei fatti storici accaduti, senza scordare la ciclicità della quale Tucidide parlò diffusamente. Tutto il quartiere saluterà lo squatter, anche se lo conosce solo di vista. Lo squatter dovrà assumere il ruolo di riferimento spirituale della comunità che circonda la casa occupata, in questo caso il castello. Il castello si trasformerà in tal modo nel punto di ritrovo della gioventù locale. Il che implicherà festa, alcol, droga gratis e sesso a volontà (secondo la fervida immaginazione dello squatter decadente).

Da bravi italiani all’estero prepariamo una matriciana di inizio vacanza con i prodotti locali…che ci faranno avere un simpatico mal di pancia a torturare il nostro riposo. Segue tour del castello e cena sul balcone vista parco con i due cani del parco, oso e negro. Pranzo condito con dell’ottima erba locale che ci permette di fare fronte alle nostre tristezze e istinti suicidi contingenti. Durante la cena una scena da film: lui, a petto nudo, tutto tatuato, pelato e con la barba, gli occhiali da intellettuale decadente…prende una brocca di plastica da 5 litri di acqua, la porta alle labbra e comincia a bere e si rovescia l’acqua sul petto lungo il collo..si gira, mi guarda negli occhi e dice: “perché l’uomo quando si abbevera….è come un leone!”. Inutile dire che la cosa ha suscitato quantomeno un minimo di ilarità. Decidiamo che il giorno dopo ci iscriveremo in palestra: doccia gratis! Da Venerdì a Domenica ci sarà la festa dei otri liberi nel paese e birra a 50 centesimi…prevedo terrore e distruzione. Particolare nota va fatta alla storia dell’impiccata della casa di sotto. Risulta che il padrone di casa, che viveva con la sua consorte marchesa, residente nella casa contigua, avesse una relazione con la senora de limpieza del castello. La marchesa scopre il misfatto e caccia la pobre senora de limpieza, la quale pensa bene di impiccarsi nel suo appartamentino nella casa patronale. La cosa strana è che il soffitto è troppo basso per impiccarsi…o meglio, io non morirei, toccehrei con i piedi per terra…quindi la signora in questione doveva essere davvero bassina. Quindi diviene la nana che si è impiccata al piano di sotto. Segue visione non integrale del colossal avatar e suonata al chiaro di luna con pianoforte scordato appartenuto al celebre tenore. Il tutto condito da musiche di vario tipo. L’aria guida della serata è “Boulevard of broken dream” dei Green Day. 

mercoledì 30 novembre 2011

Mito bekrijo

Era sera e si preannunciava una notte senza luna, di quelle in cui si sarebbe potuto dormire per sempre, senza luci ad ancorarci alla realtà, senza rumori, ché neppure gli animali sarebbero andati a caccia in una notte come quella. In una notte di luna nera, con il silenzio del mondo a farle compagnia, una ragazza stava appoggiata sul davanzale aspettando. Cosa attendesse quella sera era ignoto ai più, meno che a coloro che conoscevano i segreti del suo cuore. Ella s’era perduta in un sogno di vero amore per un uomo inafferrabile come la rugiada, sfuggente come il vento fantasioso, che ti lascia le mani umide e i capelli scompigliati, ma senza altro che il ricordo di ciò che è stato. Lui non era cattivo o infedele, solo che la natura lo aveva dipinto così il quadro della sua persona: una solida base di colore, un bel giallo sole e verde prato cinti da un azzurro cielo, un tocco di fascino, una pennellata di acume, tanto rosso amore per la vita, un movimento strano del pennello che segnava l’irrequietezza del suo cuore e la sincerità del quadro stesso non celava segreti circa le sue passioni. Molto tempo prima, mentre al fanciulla passeggiava per i campi raccogliendo mazzi di fiori primaverili, quei piccoli bellissimi fiori che la primavera regala al suo principio, per poi perdersi nell’estasi multicolore dell’estate, si erano incontrati. Lui tornava da uno dei suoi viaggi, o per meglio dire dei suoi vagabondaggi, visto che nessuno di questi aveva una meta certa, ma si affidava alle passioni del suo cuore: potevano durare un’ora come un anno, andare dietro casa come fare il giro del mondo. I suoi occhi cambiavano ogni volta, arricchiti delle luci che conosceva, dagli incontri che faceva, dalle esperienze che viveva. Fatto sta che galeotto fu quel prato, i suoi occhi, il profumo di lei, le ore passate a chiacchierare dei vagabondaggi di lui e della mente zingara di lei, cantando insieme sotto il sole canzoni in altre lingue di altri popoli. Forse fu anche quell’unico bacio a suggellare quel patto segreto siglato in un fiume di parole, tocchi leggeri e sguardi. Forse fu anche il profumo dei fiori della prima primavera o le strane luci del pomeriggio. Lui l’accompagnò a casa e scoprirono di vivere in quartieri diversi della stessa città, di condividere spazi, vie, mercati e caffè della stessa città. La fanciulla quando fu infine nuovamente sola sentiva di provare un amore così profondo per il giovane, che avrebbe dato tutta se stessa per il loro amore. Lui tornò il giorno dopo e quello dopo ancora e così per molti giorni e molte sere; tornava da lei ogni volta che finiva uno dei suoi giri vagabondi, finché un giorno le promise che in una notte silenziosa sarebbe andato da lei a prenderla per portarla con lui per il mondo. Lei ogni sera si metteva alla finestra ad attenderlo finché il sonno non la conduceva verso il letto, abbandonando la sua attesa. Lui dal canto suo, ogni sera, dopo essere stato con lei, andava dai suoi amici, gli amici di sempre, a chiacchierare dei loro sogni, dei loro viaggi, delle avventure che avevano vissuto. Si sa che i veri amici quando si incontrano possono passare giorni interi a chiacchierare, ridere e scherzare senza accorgersi che il tempo passa. Ogni sera, quando si trovavano, univano il tramonto all’alba cantando, bevendo in compagnia, suonando, chiacchierando e ballando tutti insieme. Ogni alba era più lontana dal primo tramonto, ed ogni luna era più silenziosa della precedente. Ogni mattino una nuova ruga si alzava sul loro viso, lasciando nel letto uno stralcio di gioventù. Fu così che tra viaggi, suoni, vino, racconti di avventure, il cuore sincero e ballerino di lui tradì l’amore candido di lei, senza volere, senza cattiveria, ma con la più semplice verità di se stessi. Quella sera lei era alla finestra nella silenziosa notte senza luna e lui rideva e scherzava con i suoi amici, con il cuore gonfio di amore per lei e per le avventure che si nascondevano ancora nel mondo, per i segreti che il suo cuore bramava scoprire, le luci che i suoi occhi volevano ancora osservare. Finché un giorno i primi fiori della primavera appassirono per sempre e la finestra rimase chiusa nella notte. Da quella notte lui non avrebbe conosciuto più canzoni, il suo bicchiere sarebbe stato vuoto e le uniche avventure che avrebbe sognato sarebbero state quelle che aveva ormai perduto…

Ponoć već je prošla,
vreme da se spije,
Srce još je budno, davnu želju krije.
Ej, kraj pendžera stojim,
Čekam da ti vrata otvorim.

Ref.
Zašto dušo ne dođeš
Da me kući povedeš,
Da ti svoje srce predam,
Da ti staru majku gledam,
Mito, mito bekrijo.

Zašto dušo ne dođeš
Da me kući povedeš,
Da ti svoje srce predam,
Da ti staru majku gledam,
Mito, mito bekrijo.

Obeć'o si mito da ćeš jedne noći,
Kad se varoš smiri, ti po mene doći.
Ej, mladost pusta prođe,
Mito, ti po mene ne dođe.

Ref.

Sa drugari svoji po me'ane odiš,
S'vino i sa pesma noći ti provodiš.
Ej, cveće tvoje belo,
Već je čekajući uvelo.

Ref.

martedì 19 luglio 2011

nuove storie e vecchi desideri

suona un pò come vecchi sogni e nuovi viaggi il titolo di questo post...ha un pò il sapore insipido di un luogo comune o di una frase sentita e risentita. in realtà è una riflessione dettata dal momento e dall'ora, nel senso che siamo alle porte di Agosto, il mese delle ferie, fa caldo, sto lavorando e ho il giornale davanti. non ho voglia di fare niente per via del caldo e del fatto che voglio andare in ferie, non so dove andrò in ferie e neppure quando o per quanto tempo, ma so che almeno per un paio di settimane il mio cellulare sarà spento ed irraggiungibile, la mail accumulerà messaggi non letti. dove sarò in quel periodo non lo so, ma questi sono dettagli. il giornale invece...mi stupisce. ogni giorno escono storie di suicidi, gialli, inghippi ed intrighi internazionali, trend politici sereno variabili, la monnezza che invade le città e gli angeli della monnezza che lottano contro di essa...fino a poco tempo fa si parlava di un argomento serio e davvero importante, un tema che aveva riscosso gli italiani dal torpore, li aveva portati a leggere il giornale, qualcosa davvero nodale per la storia dell'umanità: quanto scopa Berlusconi. adesso non si parla più delle sue dimensioni falliche, delle sue posizioni preferite, dell'ultimo plotone di minorenni che si è trombato durante il suo festino ad Arcore con trasporto notturno a palazzo Grazioli con l'elicottero di stato..sono scomparse le donne intelligentissime e disinteressate che popolavano i gossip del Belpaese. mi domando che cosa sia successo....povero Silvio, lui che ha fatto tanto per il paese...credo che dobbiamo farci una domanda importante. non più cosa può fare Silvio per l'Italia, ma cosa può fare l'Italia per Silvio: eddai, paghiamogliela una mignotta! povero, sta li con le palle gonfie come cocomeri in questa torrida estate, chiuso in ufficio o in Parlamento, tra P3, P4, il caso Murdoch, Bisignani, Milanesi, don Verzè e il San Raffaele, e tutte le altre cose che lo potrebbero vedere coinvolto...Bossi che protegge Papa, il gruppo di Casini che afferma in Parlamento che "i pedofili non sono malati, ma hanno un diverso orientamento sessuale come i gay", il gruppo che vuole ridurre gli stipendi dei parlamentari. non è riuscito neppure a fare la piccola centrale nucleare per illuminare le feste di Arcore! tanto ha detto che adesso trasformerà il tetto di casa sua nel parco fotovoltaico più grande d'Europa. per fortuna ha eletto a suo sostituto un grande uomo, un personaggio che incute timore e rispetto con il suo solo nome: Angelino. facciamo una colletta per pagare un pò di svago al povero premier, vittima dei giudici, delle intercettazioni e dei giornalisti....vabbhè, mentre preparo il conto su cui versare un euro per pagare il nuovo rubygate che popolerà i giornali di tutta l'estate, che farà vendere ancora più giornali, togliendo pubblico ad importanti programmi culturali come Amici o Uomini e Donne, è melgio che torni al lavoro che questi 15 minuti di pausa mi stanno logorando...

mercoledì 22 giugno 2011

cose

ci sono cose fatte per restare ed altre per andarsene. ci sono cose che non hanno prezzo ed altre che invece lo hanno. ci sono cose fatte per restare che hanno un prezzo, come i diamanti. ci sono cose senza prezzo che sono fatte per andarsene, come le lenzuola lavate di fresco. ci sono cose fatte per andarsene che hanno un prezzo, come una bella bottiglia di vino. ci sono cose fatte per restare che non hanno prezzo. quelle sono le cose per cui vale la pena vivere. questa riflessione piena di cose delle 5 del mattino, tra la fine della notte e l'alba del nuovo giorno, la voglio dividere con voi, amici miei, che la state leggendo in questo momento, perchè siate più ricchi e meno mortali.